Nel mondo digitale, ogni accesso è una possibile minaccia. La vera sicurezza informatica oggi si fonda sulla protezione dell’identità digitale: l’MFA da sola non basta, serve un controllo intelligente e continuo. Nel 2026, sapere chi entra, cosa fa e perché sarà essenziale per difendere l’organizzazione.
È fondamentale riconoscere che le identità digitali rappresentano le chiavi di accesso all’intero patrimonio informativo e applicativo di un’organizzazione, consentendo l’ingresso alle risorse aziendali più critiche.
Di conseguenza, la sicurezza dell’identità assume un ruolo strategico nella protezione di dati, applicazioni e sistemi da accessi non autorizzati, assicurando la salvaguardia dell’integrità e della riservatezza delle informazioni attraverso:
Le minacce all’identità digitale sono in costante crescita e rappresentano uno dei principali vettori di attacco, grazie all’uso diffuso di credenziali rubate e tecniche avanzate di social engineering.
Molte organizzazioni, tuttavia, hanno ancora una visibilità limitata sulle identità esposte e sugli account più critici.
Per questo la sicurezza dell’identità deve essere affrontata in modo integrato, attraverso soluzioni in grado di garantire visibilità continua, governance degli accessi e capacità di remediation automatica, riducendo abusi delle credenziali e movimenti laterali nelle infrastrutture.
Il CyberArk Identity Security Landscape 2025 evidenzia come il panorama delle minacce sia sempre più influenzato dalla crescita delle identità digitali legate all’Intelligenza Artificiale e alle macchine.
L’indagine, condotta su 2.600 leader della sicurezza a livello globale, mostra come l’IA rappresenti una doppia sfida: strumento avanzato di difesa, ma anche leva sofisticata nelle mani degli attori malevoli.


Il report evidenzia come le identità digitali siano ormai al centro delle strategie di attacco: 9 organizzazioni su 10 hanno subito negli ultimi 12 mesi una violazione identity‑based che ha comportato accessi non autorizzati a sistemi critici.
A fronte di un ecosistema in cui le identità macchina superano quelle umane con un rapporto di 82:1, emerge una forte esposizione al rischio: il 42% delle identità macchina e il 68% di bot e account macchina accede a dati sensibili, rispetto al 37% degli utenti umani.


Nonostante ciò, l’accesso privilegiato continua a essere percepito come un tema esclusivamente umano: l’88% delle organizzazioni identifica il “privileged user” solo come persona, sottovalutando il ruolo crescente di macchine e bot nell’accesso a risorse critiche.
La diffusione dell’IA amplifica ulteriormente le criticità: se l’82% delle aziende riconosce i rischi di accesso non autorizzato legati ai modelli IA, il 68% non ha ancora implementato soluzioni di Identity Security specifiche per IA e LLM, mentre il 47% non è in grado di governare le istanze di AI shadow.
A pesare è anche l’approccio a silos, indicato dal 70% degli intervistati come una delle principali fonti di rischio. Non a caso, in fase di rinnovo delle polizze cyber, l’88% delle organizzazioni ha registrato richieste di controlli più stringenti sui privilegi di accesso e l’89% una maggiore pressione sull’adozione del principio del minimo privilegio.
In uno scenario segnato dall’intensificarsi delle minacce geopolitiche e dalla collaborazione tra cybercriminali e attori statali, il report conferma come la sicurezza dell’identità sia diventata un fattore imprescindibile per la resilienza e la sostenibilità operativa delle organizzazioni.

L’adozione di controlli intelligenti sui privilegi e il monitoraggio continuo delle minacce consente alle organizzazioni di mitigare rischi sempre più sofisticati, come phishing evoluti, deepfake e malware basati su IA.
La sicurezza dell’identità supporta così la gestione di uno scenario di minacce in costante evoluzione, automatizzando le attività operative e garantendo una visibilità centralizzata su identità e punti di accesso.
Un approccio che riduce il carico manuale sui team di sicurezza e abilita risposte più rapide ed efficaci agli incidenti, migliorando l’efficienza complessiva.
Secondo la Identity Security Imperative Guide di CyberArk, la sicurezza dell’identità è un elemento trasversale che rafforza le principali aree della cybersecurity, dall’IAM al PAM, fino a endpoint, applicazioni, threat detection e governance.
I programmi più efficaci si distinguono per il coinvolgimento del top management, l’integrazione tra i diversi domini della sicurezza e la capacità di bilanciare protezione, produttività e user experience.

Un approccio unificato, supportato da threat intelligence, framework riconosciuti, controlli granulari sui privilegi e un uso crescente di automazione e orchestrazione, consente di ridurre i rischi e aumentare l’efficacia complessiva delle difese.
Una piattaforma avanzata di Identity Security deve garantire una protezione unificata delle identità umane e macchina in ambienti on‑premises, virtuali e cloud, centralizzando i processi di gestione e sicurezza per assicurare coerenza delle policy, maggiore efficienza operativa e piena visibilità sul rischio.
Per ridurre i rischi legati agli accessi privilegiati è fondamentale integrare MFA, SSO, PAM e la gestione del ciclo di vita delle identità, affiancandoli a controlli avanzati di sicurezza e conformità. Il monitoraggio delle sessioni, la revisione periodica degli accessi e il rilevamento proattivo delle minacce, sempre più supportati dall’intelligenza artificiale, permettono di individuare e mitigare rapidamente comportamenti anomali.
Un ulteriore requisito chiave è la flessibilità della piattaforma, necessaria per proteggere ambienti eterogenei – dagli endpoint al cloud fino alle applicazioni SaaS – e adattarsi alle esigenze dei diversi settori. In questo scenario, diventano centrali anche zero trust, protezione del browser, sicurezza dei dati sensibili, automazione e orchestrazione, che contribuiscono a ridurre la superficie di attacco, accelerare la risposta agli incidenti e alleggerire il carico operativo dei team di sicurezza.
L’evoluzione della sicurezza dell’identità è sempre più intrecciata con l’adozione dell’intelligenza artificiale, che da un lato rafforza le capacità di difesa, ma dall’altro introduce nuove superfici di rischio e incertezze normative, in un contesto in cui standard e best practice sono ancora in fase di consolidamento. In questo scenario, CyberArk invita i CISO a adottare un approccio AI‑first fondato su tre pilastri chiave.

La gestione delle identità digitali è al centro di una profonda trasformazione, spinta dall’evoluzione dell’intelligenza artificiale, dalla carenza di competenze e dall’emergere di nuove minacce tecnologiche. Ecco i principali trend da monitorare.
Come afferma Egidio Guarneri (Business Continuity Manager, PRELIOS) “la resilienza organizzativa richiede un governo delle identità pienamente integrato nei requisiti della ISO 22301, con controlli zero‑trust, automazione intelligente e piani di continuità capaci di garantire operatività ininterrotta, anche di fronte a minacce IA‑driven. Di fatto, solo un modello che unisce compliance, visibilità end‑to‑end e risposta adattiva può assicurare continuità del business e protezione delle capacità critiche dell’organizzazione.
Inoltre, Guarneri evidenzia come “la piena integrazione tra Identity Security e Business Continuity, richieda l’adozione di controlli strutturati sulle identità – umane e macchina – e di misure di protezione delle informazioni che garantiscano non solo la compliance, ma la continuità operativa anche in presenza di attacchi basati su IA. L’implementazione di analisi d’impatto accurate (BIA), scenari di crisi credibili e piani di risposta automatizzati supportati dall’IA permette, infatti, di ridurre la superficie di attacco e assicurare livelli di resilienza coerenti con gli obiettivi di disponibilità e recupero richiesti dall’organizzazione”.
Infine, Guarneri dichiara: “In un contesto in cui ogni identità può diventare un vettore di attacco, solo le organizzazioni che pianificano, testano e automatizzano le proprie risposte riescono a reagire nel modo migliore. La resilienza non nasce nell’emergenza, ma molto prima!”
La sicurezza delle identità è oggi uno dei principali fattori di tenuta della sicurezza digitale. Proteggere utenti, dispositivi e macchine significa mettere al centro la gestione degli accessi, dei privilegi e delle identità digitali, adottando soluzioni integrate e sempre più automatizzate, capaci di sfruttare l’IA per individuare e contrastare le minacce in modo tempestivo.
L’arrivo della GenAI e le prospettive del quantum computing stanno accelerando questo cambiamento, spingendo le organizzazioni a rivedere modelli e strategie di difesa. Servono approcci flessibili e in continua evoluzione, in grado di garantire conformità normativa, ridurre i rischi operativi e proteggere le risorse critiche in scenari sempre più complessi.
Concludendo e guardando al 2026 e oltre, investire oggi nella sicurezza dell’identità significa creare le basi per una trasformazione digitale più sicura e sostenibile, rafforzando resilienza e competitività in un ecosistema digitale in costante cambiamento.